L’anno di tirocinio pratico, comunemente detto in ambito rogazionista anno di magistero, è indubbiamente una tappa unica non solo del percorso formativo, ma dell’intera vita religiosa, in quanto diventa l’esperienza che in maniera fortemente concreta fa scoprire al giovane religioso una vita di comunità e un apostolato, come anche la congregazione e il carisma stesso, illuminati dalla luce della quotidianità: il magistero insomma apre oggi le porte alla vita religiosa e sacerdotale rogazionista che verrà domani, dopo la formazione iniziale, e che durerà per sempre.
Ho avuto l’opportunità di vivere l’anno di magistero nella provincia filippina rogazionista e di questo sono molto grato al Signore e alla Congregazione stessa.


Il 1°Agosto 2017 ho iniziato la mia esperienza di tirocinio pratico nelle Filippine. Mi ha accolto la comunità dello Studentato di Green Court dove sono rimasto per tre mesi. Sia i padri che i fratelli, nello stile che contraddistingue il popolo filippino, sono stati entusiasti del mio arrivo e mi hanno riservato una calorosissima accoglienza. Da subito mi sono sentito parte integrante della casa, seppur, specialmente nelle prime settimane, ho sentito forte l’impatto col clima, col cibo e con la stanchezza dovuta al viaggio e al fuso orario. Le mie giornate passavano tra lo studio della lingua inglese e la vita comunitaria. D’altro canto non è stato facile adeguarsi subito, ma la voglia di vivere quest’esperienza e la certezza che ad averla voluta per me sia stato proprio il Signore mi hanno aiutato e sostenuto nei momenti difficili e mi hanno fatto rallegrare nei momenti belli.
Un altro momento importante della mia esperienza filippina è stata l’occasione degli esercizi spirituali in vista della mia rinnovazione dei voti. Ho chiesto di poter andare a fare gli esercizi a Iloilo nella casa di Mina perché ero davvero desideroso di visitare la prima comunità contemplativa della Congregazione di cui tanto avevo sentito parlare in Italia. È stata un’esperienza significativa sia spiritualmente ma anche in merito alla vita in comunità.


Il primo cambio importante di comunità è stato da Green Court al Seminario di Merville, dove mi sono recato per svolgere l’incarico di assistente dei seminaristi. Nel corso dei mesi ho cercato di conciliare l’aspetto della diversità di culture, la mia e quella dei seminaristi, con l’aspetto della formazione. La vita ordinaria è preziosa proprio per il suo fluire con normalità, tra le quotidiane pieghe della vita che potrebbero apparire noiose, ripetitive, quasi abitudinarie ma che, se vissute in profondità, nascondono una vitalità e una bellezza che ogni giorno è sempre nuova. Così è stato in seminario. L’orario scandiva le nostre giornate ma non le mortificava. Ci sono stati tanti bei momenti, dalle partite quotidiane a calcio ai film del sabato sera, dalle uscite ai turni in portineria, dai momenti vissuti con la comunità religiosa al giornaliero periodo di studio coi seminaristi. Non sono mancati problemi, disordini, incomprensioni, amarezze, dubbi; ma non attribuisco questi accadimenti a qualcuno nello specifico, ma ritengo che siano parte del vivere in comune. Adesso, dopo un’attenta rilettura della mia vita, riesco a guardare a quei momenti come a preziose occasioni da cui imparare tanto. È in fondo anche questo un aspetto dell’anno di magistero, anzi, credo tra i più formativamente proficui.


La costante, stando sia allo Studentato che al Seminario, è stata l’apostolato coi poveri. Come buoni figli di S. Annibale Maria di Francia, il vivere e condividere coi poveri avveniva con naturalezza, o accogliendoli nei nostri istituti o andando a visitare nelle loro abitazioni. In questo ambito la comunità dello SHEC eccelle particolarmente: vivono coi poveri e per i poveri proprio negli stessi “quartieri” sull’esempio di Padre Annibale e gradualmente li aiutano a risollevarsi dalla miseria per vivere dignitosamente in una casa e con un lavoro, ma soprattutto educandoli alla vita sociale, comunitaria ed ecclesiale. Ho avuto l’opportunità di offrire la mia collaborazione più volte nel corso dell’anno, dapprima insieme ai religiosi studenti e poi avendo una piccola ma intensa esperienza in loco con la comunità stessa. Infine ho trascorso l’ultimo periodo nella casa che accoglie i pre novizi come loro assistente.


Un anno intenso e denso che seppure possa apparire come breve ha lasciato in me non poche impronte e segni, belle e forti emozioni che difficilmente il tempo potrà cancellare. Volti, relazioni, fratelli, che mi hanno dato tanto e che non dimenticherò mai. Ma quello per cui gioisco è che sono certo non si tratta solo di una bella avventura da raccontare e di un semplice momento di incontri ma di un cero e proprio tempo di semina che porterà frutti a suo tempo di cui in piccolissima parte già ne assaporo il gusto.

Fr. Domenico Giannone

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